C.A.BIXIO – MUSICA E CINEMA NEL ‘900 ITALIANO in mostra dal 7 ottobre a Pescara

Dal 7 Ottobre al 13 Novembre – Museo Vittoria Colonna


C.A.BIXIO – MUSICA E CINEMA NEL ‘900 ITALIANO

Una mostra dedicata a Cesare Andrea Bixio, musicista e imprenditore di talento, figura fondamentale per la musica e il cinema del ‘900. Manifesti, foto, partiture, documenti inediti, filmati, brani musicali, istallazioni video e molto altro racconteranno una parte significativa del XX secolo. La vita e la storia artistica di C.A. Bixio vengono narrate attraverso le grafiche delle copertine degli spartiti dell’epoca: immagini che hanno contribuito a rendere celebri canzoni quali Parlami d’amore Mariù, Mamma, Vivere, Violino Tzigano, Il tango delle capinere, La canzone dell’amore e numerose altre.


http://www.mostra.bixio.it/

 

 

 

THE RECORD BOOTH

Dopo la stupenda pubblicità che Apple a fatto per Natale 2014 siamo andati a cercare questo fantastico oggetto e abbiamo anche trovato chi li restaura. Prezzi altini, ma che cosa ne potrebbe uscire?
Ecco cosa ne ha fatto Jack White con la sua Third Man Records
http://thirdmanrecords.com/more/novelties/record-booth/
e qui potete vedere la pubblicità di Apple.

Siuggerimenti e commenti graditissimi.

middle generation

Elmo era della generazione che doveva ancora riprovare il brivido della puntina che si incanta sul solco del disco. Per questa ragione quando si risveglió stiracchiando le magre e lunghe membra, non ebbe subito chiaro da dove provenisse quel suono.

Vintage 1967

Vintage 1967

È del padre che parlo. Di un padre che occupava troppo spazio, che rubava identità. Quel solito padre che tempo prima di rubare, regalava scorci inattesi di orizzonti di libertà. Lo stesso che chiudeva sul figlio le porte del riconoscimento, che non dava sostegno. Un padre che nel tempo della nostra vita condivisa ha scelto di rimanere lontano, incompreso, uscendo di scena senza rumore apparente.

E nel chiasso reale che una tazzina di caffè fa cadendo, lasciando la mano che la reggeva senza vita, tutto quello che possiamo fare è continuare a elaborare.
Uccidendo ogni giorno qualsiasi idea di padre cerchi di sopraffarne un’altra. Permettendo alla memoria di sfuggire la dialettica dell’immobilità che inchioda le immagini al ricordo. Dando tempo ai vecchi codici di essere mutati dal testardo nostro tornare al punto da cui eravamo partiti, per continuare ad alimentare la speranza che lo sguardo che andiamo cercando, che sappiamo essere da sempre il nostro vero sguardo, illumini saltuariamente quel punto, quell’apertura.

Tutto questo ho affidato da sempre all’ignoto, al poetico, a ciò che non è e non può essere reso logico e razionale, trovando nelle parti oscure della coscienza l’alleato ideale per continuare a tentare di lasciare alle cose il loro accadere.

Le bottiglie di vino che mio padre aveva a lungo conservato nella sua cantina si sono trasferite sopra l’armadio pochi anni fa. Vecchie bottiglie a cui nessuno dava più valore. Il barolo del 1955, il barbaresco del 1958, il barolo del 1967 e altre bottiglie di anni lontani.

Non sono un collezionista. Un Barbaresco 1967 l’avevo aperto qualche settimana fa. Buttato.
Il Barolo 67 l’ho aperto ieri sera. Con grande stupore era ancora buono e conservava il caratteristico sentore di viola.
Un emozione rosso scura, liquida, dove galleggiavano legni, barche, e i cannocchiali erano appesi alle impronte dell’odore delle bottiglie di Vermouth che abitavano nel mobile bar del salotto di quell’epoca familiare.
Allora quello sguardo è arrivato dal fondo e da lontano per accostarsi al molo dietro le mie orbite, il tempo di scaricare le provviste e riprendere il largo.
Ed io adesso, in piedi sul molo, saluto riconoscente sventolando la mano come una bandiera. Come una bandiera.

Roma 16 Marzo 2014
Federico Giangrandi