Variazioni Goldberg – Simona Marino, pianoforte – disponibile su Itunes, Spotify, Deezer

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Il 9 settembre del 1999, a Conca dei Marini, Ravello, Simona Marino eseguì dal vivo questa versione delle Variazioni Goldberg. Oggi la registrazione di quel concerto, già inciso su cd qualche anno fa dall’etichetta Imperfcet Record, si può ascoltare/acquistare su itunes, Spotify, Amazon, Deezer.

Qualche anno dopo, partecipando insieme ai festeggiamenti per l’ottuagesimo compleanno di Salomon Resnik alla Fondazione Cini, conoscemmo Giorgio Gargani. In quell’occasione lo invitammo a tenere una conferenza che introducesse un concerto dove eravamo implicati come esecutori sia Simona Marino che il sottoscritto.

È raro sentire parlare di musica come ne parlò Giorgio Gargani quella volta. E questo esattamente perchè egli non parlava della musica ma ne metteva in atto una narrazione che comprendeva tutto ciò che l’atto musicale porta con sé nella vita.

Così per “ripresentare” questo lavoro storico di Simona Marino, ho scelto di utilizzare ancora una volta le parole di Giorgio Gargani, che non smetterò mai di ringraziare di aver conosciuto.

Federico Giangrandi

“Non c’è nessuna cosa che rimanga la stessa, un libro ad un certo punto non è più un libro perché diventa il destino di qualcos’altro che non è un libro, ogni cosa del resto è la complicazione infinita della sua storia. Siamo diventati incerti su quello che siamo, mai anzi come in questi anni siamo divenuti incerti su quello che siamo; siccome non si può descrivere nulla dal momento che una descrizione è una semplificazione intollerabile della nostra esistenza, e precisamente perché la letteratura non è una descrizione della vita, ma è una critica della vita, rinunciamo perfino all’idea di chiamarci romanzieri o filosofi, non sappiamo più dove finisca la letteratura e dove cominci la filosofia, alla fine uno dice “io non sono un romanziere o un saggista, io sono semplicemente uno che scrive”. La verità è che non sentiamo di poter assumere con sicurezza la responsabilità della nostra identità, e che quello che eventualmente siamo non dipende dalla nostra autodefinizione, ma è rimesso a ciò che scriviamo. Noi non siamo filosofi o romanzieri o poeti o saggisti o musicisti, siamo persone che scrivono o che compongono qualcosa, e che poi lasciano decidere a quello che scrivono o compongono la loro identità. Noi abbiamo smesso di scrivere descrizioni della nostra vita perché l’unica cosa plausibile che è rimasta è scrivere una critica della nostra esistenza. Noi tutti siamo esclusivamente parti in causa, non giudici della vita nella quale esistiamo e, anziché come creatori o giudici, ne scriviamo come parti in causa, che hanno pertanto una vita non da descrivere, ma da analizzare, da slegare e da discutere, da raccontare com’è dal punto di vista di chi non sa ancora come sia e che aspetta da quello che racconta di sapere chi è lui stesso.”

(da L’altra storia, Milano, Il Saggiatore, 1991, pag. 89-90)

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